Sentenza

Convivenza more uxorio e impresa familiare: le Sezioni Unite sollevano questione di legittimità costituzionale
Le Sezioni Unite Civili hanno dichiarato rilevante e non manifestamente infondata – in riferimento agli artt. 2,3,4,35 e 36 Cost., all'art. 9 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ed all'art. 117, comma 1, Cost., in riferimento agli artt. 8 e 12 Cedu – la questione di legittimità costituzionale dell'art. 230-bis c.c.

La norma, al primo comma, dispone infatti che «il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato» e, al terzo comma, indica che «ai fini della disposizione di cui al primo comma si intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo», ma non include nel novero dei familiari il convivente more uxorio.
Avv. Antonino Sugamele

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