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Sentenza

Cassazione: Insufficienza della motivazione.
Cassazione: Insufficienza della motivazione.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 18 dicembre 2012, n.23328 - Pres. Petti – est. Massera

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. - Il primo motivo lamenta insufficiente e contraddittoria motivazione con riferimento all'affermata insussistenza di danno patrimoniale.

Ci si duole che non sia stato ritenuto il carattere usurante dell'attività politica espletata dal ricorrente e si assume che il danno subito è più grave di quello ritenuto dal C.T.U..

2. - La censura è manifestamente infondata.

Il vizio di contraddittorietà della motivazione ricorre solo in presenza di argomentazioni contrastanti e tali da non permettere di comprendere la 'ratio decidendi' che sorregge il 'decisum' adottato, per cui non sussiste motivazione contraddittoria allorchè dalla lettura della sentenza non sussistano incertezze di sorta su quella che è stata la volontà del giudice (Cass. Cass. 2594 del 2010 e n. 8106 del 2006).

Il difetto di insufficienza della motivazione è configurabile soltanto quando dall'esame del ragionamento svolto dal giudice del merito e quale risulta dalla sentenza stessa impugnata emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione ovvero quando è evincibile l'obiettiva deficienza, nel complesso della sentenza medesima, del procedimento logico che ha indotto il predetto giudice, sulla scorta degli elementi acquisiti, al suo convincimento, ma non già, invece, quando vi sia difformità rispetto alle attese e alle deduzioni della parte ricorrente sul valore e sul significato attribuiti dal giudice di merito agli elementi delibati, poichè, in quest'ultimo caso, il motivo di ricorso si risolverebbe in un'inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti dello stesso giudice di merito che tenderebbe all'ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalità del giudizio di cassazione; in ogni caso, per poter considerare la motivazione adottata dal giudice di merito adeguata e sufficiente, non è necessario che nella stessa vengano prese in esame (al fine di confutarle o condividerle) tutte le argomentazioni svolte dalle parti, ma è sufficiente che il giudice indichi le ragioni del proprio convincimento, dovendosi in tal caso ritenere implicitamente disattese tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse (Cass. n. 5316 del 2009 e n. 2272 del 2007). Le generiche argomentazioni addotte a sostegno della censura non dimostrano nè contraddizioni intrinseche contenute nel testo della sentenza, nè inadeguata considerazioni da parte del giudice d'appello di elementi decisivi.

La sentenza impugnata ha spiegato che esistono attività lavorative più logoranti di quella esercitata dal ricorrente e che non è dato vedere come le - peraltro oggettivamente modeste - compromissioni della sua integrità fisica possano influire sulla sua attività e sui conseguenti aspetti economici.

Considerazioni del tutto analoghe valgono per l'entità dei postumi residuati. La Corte territoriale ha posto in rilievo che il P. non aveva addotto specifici e concreti elementi idonei ad inficiare le conclusioni del C.T.U. e, anzi, ha sottolineato che non aveva neppure indicato quali chiarimenti eventualmente chiedere al C.T.U..

Le argomentazioni addotte non dimostrano, dunque, i vizi denunciati, ma mirano unicamente ad una diversa e più favorevole decisione di merito.

3. - Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2056 c.c.; insufficiente e contraddittoria motivazione.

Il tema trattato è la riduzione del reddito nei due anni successivi al sinistro.

4. - Pur formalmente proposta anche sotto il profilo della violazione e falsa applicazione delle norme di diritto, in realtà la censura attacca il contenuto decisorio della sentenza impugnata e, quindi, ne riguarda la motivazione.

Ne consegue che per il motivo in esame valgono le considerazioni già svolte a proposito del precedente.

La Corte territoriale ha spiegato che egli non aveva neppure dedotta la diminuzione di reddito ora lamentata. Peraltro la sentenza impugnata ha evidenziato adeguatamente le ragioni per cui l'attività politica, in linea generale, risente di fattori diversi da quelli pretesi dal ricorrente e, in linea specifica, che le accertate lesioni on erano in grado di Limitarla.

Il riferimento alle tabelle in uso presso il Tribunale di Milano è inconferente poichè non viene indicato quale diverso effetto la loro adozione avrebbe spiegato ai fini della decisione della causa.

5. - Pertanto il ricorso è rigettato. Non luogo alla pronuncia sulle spese non avendo le intimate espletato attività difensiva.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Nulla spese.
Avv. Antonino Sugamele

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