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Sentenza

Cass. civ., Sez. Unite, Ord., 6 dicembre 2010, n. 24689    AVVOCATO - IMPIEGO PUBBLICO.PROFESSIONI INTELLETTUALI.
Cass. civ., Sez. Unite, Ord., 6 dicembre 2010, n. 24689 AVVOCATO - IMPIEGO PUBBLICO.PROFESSIONI INTELLETTUALI.
L'impedimento del professionista a comparire dinanzi al Consiglio dell'ordine di propria appartenenza, in riferimento al procedimento disciplinare cui lo stesso è stato sottoposto, non può ritenersi sussistente se è sorretto da motivi generici e non accertati documentalmente. In tal senso non può assurgere a causa giustificativa della mancata comparizione del professionista la sola asserita sussistenza di altri impegni lavorativi. 
L'art. 2 della legge n. 339 del 2003 nel prevedere che i pubblici dipendenti con iscrizione all'albo degli avvocati successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 662 del 1996 ed ancora iscritti, debbano scegliere entro un termine prefissato se esercitare la professione forense o continuare a svolgere l'attività di pubblico dipendente, non viola i principi di eguaglianza, libera prestazione di servizi, tutela della concorrenza, diritti quesiti e ragionevolezza come sanciti dalla normativa comunitaria. Tale legge, infatti, incide sul modo di svolgere il servizio presso enti pubblici e non sulle modalità di organizzazione della professione forense sì da non intaccare i principi di concorrenza tra imprese - cui di certo non può ricondursi l'attività svolta dai pubblici dipendenti – e di libera circolazione degli avvocati nell'Unione Europea. Tale normativa mira, altresì, a garantire l'interesse generale sia al corretto esercizio della professione forense sia alla fedeltà dei pubblici dipendenti che devono essere al solo servizio dell'interesse pubblico.
Avv. Antonino Sugamele

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