Il temine stupratore indica un giudizio di fatto e di valore.

DIFFAMAZIONE SU ISTAGRAM- PLAGIO- TUTELA DELLA REPUTAZIONE ALTRUI.

SEZ. II EGILL EINARSSON C. ISLANDA
7 NOVEMBRE 2017, RIC. 24703/15
Un noto cronista e blogger fu assolto per assenza di prove dalle accuse di stupro ed abusi sessuali, notizia che fu oggetto di un’intervista su un quotidiano locale, corredata da sue foto, in cui si ribadiva che si trattava di false accuse. Una persona, però, pubblicò un servizio su Istagram in cui aveva ripreso alcune foto, distorcendole e corredandole di didascalie: «vai a fatti fottere bastardo stupratore» e la scritta «Loser» sulla faccia del blogger. Inutili le richieste di ritrattazione, di cancellare i fakes e d’indennizzo. In tutti i gradi di giudizio le richieste della vittima furono rigettate perché le Corti le ritennero «giudizi di valore non diffamatori anziché dichiarazioni fattuali».

Confermata la prassi della deroga dell’art. 8 sotto il profilo della libertà d’espressione ex art. 10 Cedu (nei factsheets: Protection of reputation e New technologies): questa libertà trova una restrizione quando si lede l’altrui reputazione. Le conclusioni delle Corti interne sono errate e non hanno attuato un equo bilanciamento degli interessi: non ha istigato alcun dibattito pubblico spietato, si è, anzi, difeso da una gogna mediatica ed il lemma «stupratore» indica un’azione (rectius un reato) ascrivibile alla vittima, ma anche un giudizio di valore sulla stessa, che doveva essere provato con fatti concreti, cosa che non è avvenuta: il ricorrente era stato assolto con formula piena dall’accusa, rivelatasi falsa (Delfi c. Estonia [GC] e sulla diffamazione a mezzo d’opera d’arte “L’evanescente confine tra la satira e la diffamazione”).

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