Chi patteggia rinuncia ai propri diritti processuali, ma i giudici devono pronunciarsi su tutte le richieste.

RCA- TUTELA DELLE VITTIME- ADR-SPESE DI LITE.

SEZ. II LEUSKA ED ALTRI C. ESTONIA 7 NOVEMBRE 2017, RIC. 64734/11
I genitori della vittima di un sinistro ed i terzi trasportati (madre e figlia), feriti nel medesimo, promossero azioni penali e civili contro il responsabile che, transando la lite, ammise le sue colpe. La sentenza penale, però, non fece alcuna menzione alla condanna alle spese di lite. Impugnarono invano il punto.

La CEDU ha riscontrato una parziale deroga all’art. 6. La tutela delle vittime di reato è regolata dalla Decisione quadro 2001/220/GAI sostituita, poi, dalla Direttiva 2012/29/UE. La transazione prevista dalla legge estone è equivalente al nostro patteggiamento con conseguente rinuncia ai propri diritti processuali, come quello di essere sentiti in udienza, sì che la censura sul punto deve essere respinta non violando l’equo processo. La transazione può anche decidere sulle spese di lite ed il giudice che la ratifica deve verificare che siano previste e l’esattezza del conteggio, altrimenti deve provvedervi. Infatti l’art. 6 prevede che in materia civile il G.I. decida sulla lite e sul rimborso delle relative spese. Questo principio vige anche nel caso in cui le parti «avanzino pretese civili» nel processo penale come nella fattispecie (Boulois c. Lussemburgo [GC] del 2012, Scoppola c. Italia nn.1 e 2 [GC] del 2006 e del 2009). Queste omessa vigilanza e carenza costituiscono, perciò, una violazione dell’art. 6 come nell’odierno caso Cherednichenko ed altri c. Russia: l’assenza di norme uniformi sul calcolo del dies a quo del termine di decadenza per presentare appello comporta incertezza giuridica, viola la buona amministrazione della giustizia ed è un eccessivo formalismo che può portare a rischi di ricorsi ripetitivi.

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