Non esiste un diritto al riesame: gli Stati decidono come dare esecuzione alle sentenze della CEDU.

CARATTERE VINCOLANTE DELLE SENTENZE E DELLA PRASSI DELLA CEDU - REVISIONE DI CONDANNA.

Il 5/7/11 la CEDU ravvisò una violazione dell’equo processo penale nel primo caso, ma la S.C. confermò la compatibilità della condanna del ricorrente con questa decisione. Nell’altro nel 2012 la CEDU negò che l’estradizione del ricorrente verso gli Usa, ove era ricercato per omicidio, violasse l’art.3 Cedu per il rischio di condanna all’ergastolo senza condizionale od a morte (il Governatore della Florida poteva graziarlo o ridurgli la pena).Poco dopo ebbe un revirement con i casi Vinter ed altri c. Regno Unito del 9/7/13 e Trabelsi c. Belgio del 4/9/14. In entrambi sono state negate le revisioni e sono stati assegnati direttamente alla GC.

Nel primo caso è esclusa la violazione dell’art. 6 Cedu e l’altro è inammissibile (nei factsheets: Extradition and life imprisoment). Nella sentenza del 2011 si era limitata a dire che <>. Infatti la Cedu non prevede alcun diritto alla revisione ed una deroga all’art.6 non impone allo Stato condannato alcun onere di procedura essendo il tutto rimesso alla sua discrezionalità (sulla carenza di uniformità a livello di diritto internazionale e comparato v.§§.32-39) e la CEDU non intende sminuire questa facoltà né sostituirsi alla Corti interne (Jeronovičs c. Lettonia [GC] del 2016, Emre c. Svizzera n.2 dell’11/10/11). Nell’altro caso non si può avallare la tesi che un revirement della CEDU costituisca un <> legittimante la riapertura del caso, perché, in questo modo, si creerebbe incertezza giuridica e si svilirebbe l’autorità e la credibilità delle sue decisioni (negli USA potrà avere un equo processo: non è violato l’art.6 Cedu).

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